BELFAST









17 AGOSTO 2013
Si dice che Johathan Swift si ispirò a Belfast per il racconto “I viaggi di Gulliver”, perchè pare che la collina gli ricordasse la sagoma di un gigante dormiente a guardia della città.
Arriviamo a Belfast verso le 13.00. Dal balcone della nostra cabina possiamo vedere il Titanic Quarter, con il Titanic Belfast sullo sfondo. In questo grande edificio è possibile rivivere la storia del Titanic. Proprio in fronte alla nostra cabina invece, vediamo il Titanic's Dock. Purtroppo non  è agilissimo raggiungere il quartiere, perchè ci divide il mare.
Il porto è qualche chilometro fuori dal centro città, ma le autorità portuali hanno messo a disposizione un servizio gratuito continuo di shuttle bus, che ovviamente prendiamo e che ci lascia proprio in fronte al City Hall. La prima meta della nostra visita di Belfast è il Botanic Garden che si trova in un'altra zona della città. Entriamo quindi al Welcome Centre, dove una signora veramente gentile ci dà tutte le informazioni necessarie per arrivare sul posto. Facciamo quindi i biglietti del pullman (dobbiamo prendere il n. 8) e ci dirigiamo verso la fermata, a fianco del City Hall di fronte alla Ulster Bank. Sul bus rimaniamo sorpresi dall'incredibile affabilità della gente: poco prima di scendere una signora ci chiama per indicarci la giusta fermata e dove è situata l'entrata dei giardini e una volta scesi, un signore altrettanto gentile ci dice (sempre di sua volontà) da che parte entrare. Pensiamo tutti a quanto sia incredibile questa cosa, perchè in Italia difficilmente si vedono scene di questo tipo.
Arrivati al Botanic Garden ci troviamo di fronte ad una meraviglia. E' ricco di fiori e distese verdi, dove gli abitanti di Belfast possono incontrasti, portare i bambini a giocare, ma anche assistere ad eventi e concerti. Ci incamminiamo lungo il viale e arriviamo alla Palm House, una costruzione vittoriana che racchiude una varietà infinita di fiori. Intorno a noi ci sono distese di prati di un verde meraviglioso, tutti perfettamente tagliati e curati. Terminiamo il nostro giro per recarci alla Queen's University che si trova proprio a fianco. La struttura è di una bellissima architettura vittoriana ed è circondata da una distesa di prato verde. Siamo tra i primi turisti ad arrivare e possiamo quindi goderci la tranquillità che l'avvolge.

Pam House al Botanic Garden
Queen's University
Al di là della strada riprendiamo il bus che ci riporta in centro città. Ci fermiamo per fare qualche foto di rito al The Crown Liquor Saloon, il pub più famoso di Belfast. La prossima tappa è il St. George's Market, ma al nostro arrivo purtroppo lo troviamo chiuso. Ritorniamo allora verso il City Hall, un grande edificio in granito, che è diventato il simbolo di Belfast e dove è possibile ammirare la grande cupola di rame verde e il memoriale delle vittime del Titanic. Il prato che lo circonda viene utilizzato dai residenti e dai turisti per pause di relax. Riprendiamo a camminare per arrivare all'Albert Clock, torre dell'orologio dedicata al defunto consorte della Regina Vittoria, che ricorda un po' il Big Ben di Londra. Proseguendo troviamo il Big Fish, un enorme salmone di 10 metri costruito per celebrare la ristrutturazione del fiume Lagan. La parte esterna è rivestita di piastrelle di ceramica con testi e immagini relative alla storia della città. Ripercorrendo la strada a ritroso ci accorgiamo di un palco montato e di un'enorme fila di ragazzi dai capelli colorati che attendono, con tutta probabilità, l'inizio di un concerto. Ci manca una parte molto importante della città, entrata a far parte degli onori di cronaca durante i “Troubles”, cioè il Peace Walls, Falls Road e Shankill Road. Non è proprio vicinissimo e soprattutto non sappiamo cosa potremmo trovare quindi chiediamo ad un tassista di portarci. Inizialmente gli indico come destinazione Falls Road e lui sbarra gli occhi come se gli avessi chiesto la luna, quindi ripiego su Peace Walls e a quel punto ci fa salire. Durante il tragitto ci parla della sua vacanza a Napoli e sulla costiera amalfitana decantandoci le bellezze dell'Italia; intanto il paesaggio intorno a noi inizia drasticamente a cambiare e dal centro movimentato e colorato passiamo a vie grigie e un po' tetre. Arriviamo all'inizio del muro e l'atmosfera è davvero sconcertante. Intorno non c'è nulla, qualche piccola azienda che ovviamente è chiusa essendo domenica e niente più. Questa linea di pace (una sorta di muro di Berlino d'Irlanda) ha diviso per 30 anni la zona cattolica da quella protestante e ancora oggi viene chiusa la notte per sicurezza. Scendiamo dal taxi per fare qualche foto. Il muro è davvero alto e sulla sommità c'è una vasta quantità di filo spinato. Risaliamo sul taxi e usciamo attraverso le grandi porte.

Peace Wall
Questa parte della città lascia un po' stupiti, soprattutto per il cambiamento di atmosfera nell'arco di 500 metri dal centro. Si sentono il conflitto, la tristezza e anche l'inquietudine che la circondano. Torniamo al punto di partenza, facciamo riposare un attimo i bambini (ma ne approfittiamo anche noi), per poi riprendere lo shuttle bus in direzione della nave.
Belfast ci ha sopresi per la libertà che si respira. Basti pensare che il primo cartello pubblicitario che vediamo appena sbarcarti, ha come soggetto la lotta contro i suicidi gay. Nessuno fa caso a come sei vestito o al colore dei tuoi capelli che, per la maggior parte dei casi, sono estremamente colorati. La gentilezza e l'infinita cordialità delle persone ci ha dato la possibilità di conoscere in minima parte gli abitanti di questa bella città europea.


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